Photoreportage: le macerie dimenticate di Tempèra

di Emilio Fabio Torsello


18/01/2010 1 commento

La Zona Rossa di Tempèra, frazione del comune di Paganica (Aq), è ferma alle 3.32 del 6 aprile 2009. Qui, nelle ore successive al terremoto, si sono contati nove morti, tra cui un ragazzo di 26 anni. All’ingresso di quello che era il centro storico del borgo, un foglio di carta bianco in una cartellina di plastica inchiodata su un cancello avverte: “Zona Rossa, pericolo crolli“. Intorno non c’è anima viva. Non un Vigile del Fuoco, non un militare, non un carabiniere che sorvegli le macerie e quanto resta delle case. Chiunque può entrare. FOTOGALLERY
Da vicolo del Pollame, facendosi largo sul tappeto di macerie, si salgono le scale che portano a piazza dei Cantatori, il centro del vecchio centro storico. Gli edifici sono sventrati, le pareti pericolanti. Una scossa e si potrebbe restare investiti da quanto resta delle case. Le porte sono aperte, le finestre sfondate. Poco oltre un portone, le scale d’accesso sono invase dalle macerie del tetto crollato che si è trascinato dietro anche l’antenna parabolica. È tutto lì, sulle scale che conducono al primo piano.

Crolli e distruzione anche in via della canonica. Il silenzio è assordante, la città sembra bombardata. Non c’è una strada “illesa”, il terremoto ha sventrato tutto. In largo del Colletrone c’era la chiaesa della Madonna del Rosario: non è rimasta pietra su pietra. L’edificio della canonica, invece, è rimasto in piedi solo per metà. «Il sacerdote che si occupava delle anime di questa piccola frazione» racconta un’anziana signora del paese «si è salvato grazie all’abbaiare del suo cane che aveva percepito il terremoto. È stato svegliato – spiega – ed è riuscito a fuggire».

Proprio davanti a quanto resta della chiesa di Tempèra, il muro di una casa è in parte crollato mentre il tetto, rimasto miracolosamente intatto, si è appoggiato su quanto resta delle mura. Chi vi abitava, forse, potrebbe essersi salvato. Stessa sorte probabilmente anche per gli inquilini di un’abitazione poco distante dalla casa del parroco: la porta d’ingresso è aperta, il pavimento è invaso dai calcinacci ma la struttura ha retto.

In via dell’Orto nuovo, invece, filtra improvvisamente la luce del sole: una casa è completamente crollata, accartocciata su se stessa in pochi istanti, è rimasto solo un cumulo di macerie, un materasso e i segni di una vita spazzata via dalla furia del terremoto. Attorno è silenzio e deserto. La cittadina è morta e difficilmente verrà ricostruita. «Nella Zona Rossa – racconta Pierluigi, gestore dell’unico bar aperto della zona – non sono state fatte nemmeno le verifiche di agibilità. All’inizio eravamo sotto assedio, c’era polizia ovunque, adesso il centro storico è stato abbandonato. Questa – spiega mostrando una cartolina – era la chiesa prima del terremoto, la riconoscerebbe adesso?». No. Non è rimasto un crocifisso, un altare, nulla. Tutto è stato sbriciolato dalla scossa di terremoto. E ciò che resta è ormai abbandonato.

Uscire dal centro storico significa lasciare una cittàdina che, se non si conoscessero i fatti, la si crederebbe bombardata. Quello di Tempèra è un borgo che difficilmente risorgerà.

A una manciata di chilometri sorgono i nuovi appartamenti del Progetto CASE e qualcuno al bar del Paese mi spiega: «Ci sono case che sono state assegnate ma sono vuote. Le persone a cui erano state assegnate hanno preso le chiavi ma non ci sono mai andate ad abitare mentre in tanti farebbero volentieri a cambio». Un assurdo che se venisse confermato dalle indagini già in corso, renderebbe ancor più amaro il dopo-terremoto, con sfollati costretti in albergo ed altri che considerano l’appartamento del progetto CASE quasi come una seconda casa.

One Comments to “Photoreportage: le macerie dimenticate di Tempèra”
  1. Marco Migliorelli says:

    Ho ancora addosso quel silenzio. Il silenzio che parlano le pietre.