Le bambole tristi di Kukula: è l’infanzia spezzata dalla guerra

di Maria Chiara Cugusi


10/07/2010 Nessun commento

Un mondo onirico, fatato, per rifugiarsi da una realtà oscura come la guerra. Un’immaginazione infantile, in cui i sogni innocenti si mescolano al sangue e alla crudeltà del conflitto israelo – palestinese.  “Sugar and blood”, la mostra dell’israeliana Nataly Abramovich, in arte Kukula  (alla Dorothy Circus Gallery fino al 25 luglio) racconta un paesaggio interiore e surreale, dove l’ingenuità si intreccia all’inquietudine. Protagoniste delle opere, bambole – bambine dal corpo di donna, “lolite tristi” cresciute troppo in fretta, dalla sensualità ingenua e dal cuore spezzato.

Il pop surrealismo di Kukula si concretizza in atmosfere fiabesche e misteriose, capaci di raccontare la solitudine interiore. Una sorta di non-luoghi, che rispecchiano l’inquietudine dell’artista, cresciuta tra i conflitti arabo – israeliani e il fantasma dell’Olocausto. Il tentativo, forse, di riappropriarsi di un’infanzia mai vissuta.

Dodici dipinti ad olio, disegni e stampe su legno raccontano una realtà surreale e grottesca, in cui le piccole protagoniste, strette nei loro bustini e in pose da pin up anni ‘50, giocano tra bambole, giostre, cavallucci, bolle di sapone e carillon. Ma i loro occhi sono spenti e rivolti verso il basso, la loro espressione malinconica, chiusa in un’interiorità indecifrabile. Il pop surrealismo diventa così metafora di una realtà contraddittoria, in bilico tra il sogno di un mondo parallelo e l’incubo della quotidianità più insostenibile.

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