Il super-uomo esiste e vive in Tibet
16/07/2010 Nessun commento
La montagna allunga la vita. Chi vive ad altitudini elevate vive meglio e più a lungo. Non solo per l’aria pulita, i cibi sani e naturali, il movimento quotidiano e ritmi e ritmi quotidiani decisamente più lenti. Secondo alcuni ricercatori americani, l’altitudine e quindi la rarefazione dell’ossigeno hanno favorito un mutamento del Dna, in grado di garantire la sopravvivenza della specie anche in condizioni estreme. Una vera e propria differenziazione genetica.
Lo studio dell’Università di Berkeley spiega perché la resistenza alla rarefazione dell’aria, soprattutto a quelle altitudini dove la concentrazione dell’ossigeno è inferiore del 40% rispetto a quella sul livello del mare, rallenta l’invecchiamento e migliora la qualità degli organi interni, i quali si sono “adattati” a lavorare in condizioni estreme.
Lo studio è stato condotto in Tibet e ha messo a confronto il Dna di cinquanta abitanti dell’Himalaya con quello di cinesi di etnia han nati e cresciuti sul livello del mare. Fino ad oggi la scienza aveva già scoperto dieci geni che distinguono i due popoli, ma il team guidato da Rasmus Nielsen ne ha rintracciati una trentina. Secondo i ricercatori californiani, i popoli che vivono sopra i 5mila metri sono gli involontari testimoni “della più rapida mutazione genetica mai accertata” e questo cambiamento è “direttamente connesso al modo con cui l’organismo utilizza l’ossigeno”. La differenziazione genetica è avvenuta circa 2.800 anni fa quando gli han e i tibetani si sono separati. Il resto lo ha fatto l’isolamento che non ha consentito un rimescolamento genetico.
La scoperta del “segreto” della longevità dei tibetani” non riguarda esclusivamente aspetti genetici. Potrà aiutare a studiare più approfonditamente quelle malattie legate alla privazione di ossigeno nel grembo materno, come l’epilessia e la schizofrenia.



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