Bellocchio, “La vera tragedia dell’Italia? Il berlusconismo”

di Arianna Pescini


13/09/2010 Nessun commento

Di ritorno dal festival del cinema di Venezia (dove ha presentato fuori concorso la sua ultima fatica “Sorelle mai”), il regista Marco Bellocchio fa tappa a Carrara in occasione della rassegna internazionale “Con-vivere”: tre giorni di incontri e riflessioni sul futuro dell’entità Europa.

Per la sezione cinema, l’autore di pellicole come “I pugni in tasca” e “Buongiorno notte” racconta le sue fonti di ispirazione e il rapporto col cinema europeo, soffermandosi prima di tutto su una domanda cruciale: è ancora possibile fare cinema anticonformista in Italia? «Sdoganare certe provocazioni da noi è difficile – osserva – specialmente per i registi più giovani. C’è poca libertà, troppa ingerenza del governo nelle televisioni, nelle produzioni della Rai, nella pubblicità. Il problema non è Berlusconi, ma il berlusconismo, una spirale di appiattimento e indifferenza dalla quale è complicato uscire». Lo scandalo che non fa più scandalo, il conformismo che dilaga: «Una scena come quella della doppia bestemmia nel mio “L’ora di religione”, girato solo 8 anni fa, oggi sarebbe accettata difficilmente».

È un Bellocchio disincantato, che ricorda con nostalgia il cinema italiano prodotto tra gli anni ‘60 e ‘70, quello di Bertolucci e Ferreri per intenderci, ammirato e imitato da Francia, Germania, Inghilterra: «In quel periodo sono uscite pellicole veramente notevoli, c’era maggiore libertà di esprimere una contestazione, una critica seria al sistema».

Ma qual’è il cinema europeo che ama il maestro e che lo ha influenzato? «Buñuel, Kazan, Truffaut, Bresson, ma anche il cinema inglese anni ‘60, un cinema radicale, di rottura, come “Furore e rabbia” di Stevenson».

Bellocchio confessa di avere costantemente l’esigenza di mettere in discussione il reale, di andare oltre: «Quando giro è come se costruissi nella trama una sorta di gabbia ben definita, dalla quale cerco però di uscire per tutto lo svolgimento del film».

Il tempo è scaduto, il regista deve ripartire per Roma. C’è tempo ancora per annotare un’altra fonte di ispirazione di Bellocchio, ovvero la scelta delle colonne sonore dei suoi lavori: «La base dalla quale parto è il melodramma italiano, la musica operistica, che trovo la più efficace. Per “I pugni in tasca”, per esempio, ho attinto alla “Traviata” di Giuseppe Verdi. Nella mia carriera ho avuto la fortuna e l’onore di collaborare con grandi musicisti come Ennio Morricone, Nicola Piovani, Astor Piazolla. E la cosa che ritengo fondamentale è quella di lavorare fianco a fianco con il compositore per tutte le fasi del montaggio». L’ispirazione può arrivare in ogni momento.

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