Amori e solitudini tra due numeri primi

di Paolo Ribichini


29/09/2010 1 commento

Angoscia e solitudine. Due parole per descrivere uno dei film più intensi e drammatici di questa stagione: La solitudine dei numeri primi. Alice e Mattia sono due coetanei torinesi. Due anime pure segnate ciascuna da un trauma infantile ormai indelebile. Si conoscono tra i banchi di scuola, dove nasce un legame ambiguo, platonico. A tenerli insieme è proprio il loro essere diversi da tutti gli altri. Un grave infortunio sugli sci non permette ad un’adolescente Alice di vivere una normale vita di relazioni. Spesso emarginata, soffre anche per la sua ingenuità. Mattia, invece, porta dentro di sé il fantasma di sua sorella gemella, scomparsa improvvisamente. Un’enorme senso di colpa lo rende taciturno ed autolesionista.

Saverio Costanzo, alla sua terza prova, si assume il non facile compito di rileggere il romanzo omonimo di Paolo Giordano, il quale è anche sceneggiatore della pellicola. Lo stile, rispetto ai film precedenti del regista romano, è completamente diverso. Qui Costanzo sembra lasciarsi trascinare dalle ambientazioni del best seller.

La musica, scritta da Mike Patton, scandisce gli istanti, velocizza o rallenta le scene, crea un pathos che molti hanno definito da film horror. Ma niente sangue o scene macabre: solo l’orrore della sofferenza e della solitudine che attraversa le anime e distrugge i corpi dei due protagonisti. Due corpi e due anime che potrebbero fondersi ma che restano lontane, separate da un muro invisibile che solo dopo anni proveranno a smontare, mattone dopo mattone.

La narrazione procede con continui salti nel passato perché il dolore e l’angoscia hanno radici lontane e riaffiorano insieme ai ricordi, nel vissuto di esperienze a volte molto drammatiche. È un puzzle che si va ricomponendo nel divenire della storia, ma al quale alcuni pezzi mancheranno per sempre.

Un ruolo importante lo giocano i genitori dei due ragazzi. L’insensibile e burbero padre di Alice è una figura vuota, senza ideali e senza amore. I suoi modi di fare, il suo essere un padre padrone lo rendono la remota causa dell’infortunio della figlia e dell’infelicità della moglie. Mattia, invece, vive in una famiglia più regolare ma segnata dall’handicap della sorella. E quella sorella che lui deve gestire come se fosse il padre è la causa della sua infelicità. Sovraccaricato di responsabilità da una madre totalmente incapace di comprendere le fragilità e i bisogni del figlio, vivrà come un grosso trauma, l’averla abbandonata su una panchina, per trascorrere libero da quello che era divenuto un fardello alcune ore di una festa.

One Comments to “Amori e solitudini tra due numeri primi”
  1. Amori e solitudini tra due numeri primi…

    Angoscia e solitudine. Due parole per descrivere uno dei film più intensi e drammatici di questa stagione: La solitudine dei numeri primi. Alice e Mattia sono due coetanei torinesi. Due anime pure segnate ciascuna da un trauma infantile ormai indelebil…