Bono incanta Roma nel nome di Saviano e San Suu Kyi

di Arianna Pescini


09/10/2010 Nessun commento

Magari non salta più come quando aveva vent’anni e gridava con i compagni le ingiustizie che accadevano nella sua Irlanda, ma Bono la Vox ce l’ha sempre, eccome. Ha voce per cantare, per ricordare ancora una volta i diritti violati in Birmania, Iran, Sudafrica, e per scatenare un applauso in onore di Roberto Saviano, da tempo sotto scorta dopo aver denunciato apertamente la camorra napoletana.

All’Olimpico erano in 60mila, fan di tutte le età, una coreografia spettacolare per la seconda e ultima data italiana del tour “360” degli U2, in attesa dell’uscita del nuovo album di inediti. Aprono il concerto gli Interpol, poi due ore intense di emozioni vecchie e nuove: la band irlandese arriva al centro dello stadio accompagnata dalle note di “Space Oditty” di David Bowie. Si comincia con “Beautiful Day”, seguita dal rock puro di “I will follow”.

Bono, avvolto nel suo completo in pelle nera, si dà ai fan senza risparmiarsi, addirittura sceglie una ragazza e canta sdraiato tra le sue braccia, suscitando sospiri e invidia, lo ammettiamo, anche in chi sta scrivendo. Il palco futurista è rialzato, e offre una pedana circolare a contatto diretto col pubblico del prato; il tutto corredato da schermi a 360 gradi sui quali scorrono immagini e messaggi di pace e speranza. Luci spaziali ed effetti sfavillanti, poi basta un po’ di buio ed ecco le candele di Amnesty International, l’associazione cui Bono fa spesso riferimento nella sua lotta per i diritti civili.

Gli U2 eseguono sia i pezzi culto della band sia qualche brano dell’ultimo, poco fortunato lavoro, “No line on the horizon”, ma si lanciano anche nella commistione tra sonorità elettriche e ritmi tribali, e ancora un accenno a “Relax” dei Frankie Goes to Hollywood. Struggente l’interpretazione di “Miss Sarajevo”, durante la quale Bono esegue in italiano e con un’inedita voce da tenore la parte della canzone che era affidata a Luciano Pavarotti.

Grande partecipazione alle pietre miliari “One” e “Sunday Bloody Sunday”, bellissima la coreografia del pubblico sulle note di “I still haven’t found what I’m looking for”: due enormi bandiere umane, una italiana, l’altra irlandese, nella tribuna est la scritta “one”. Da brividi.

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