La corsa al litio, il futuro dell’auto elettrica
12/10/2010 Nessun commento
Negli ultimi anni è diventato indispensabile, e prossimamente lo sarà ancora di più. Il litio è il nuovo oro bianco del pianeta: sulle sue tracce si stanno muovendo i colossi industriali mondiali, per un business di svariati miliardi di dollari.
Materiale versatile e capace di immagazzinare elevate quantità di elettricità, il litio viene usato come componente di medicinali, vetro, ceramica, alluminio, strutture aerospaziali. Ma soprattutto, sotto forma di sale, lo ritroviamo nelle batterie di computer, cellulari, macchine fotografiche digitali. E sarà fondamentale anche nell’alimentare e ricaricare le auto elettriche. Proprio quest’ultimo settore è la chiave per capire l’importanza dell’ “affare litio”: la corsa alle automobili ad energia elettrica subirà un’impennata già dal 2014. E saliranno quindi sia la domanda del materiale (+40% secondo Byron Capital Markets), che si attesta oggi a 23 mila tonnellate l’anno, sia il prezzo, già aumentato del 238% negli ultimi 12 anni.
Il litio è sparso su tutto il nostro pianeta: Cina, Canada, Brasile, recentemente anche nel nord dell’Afghanistan è venuto alla luce un giacimento immenso di minerali, per un valore fino a tremila miliardi di dollari. Le risorse, dicono gli esperti, basteranno per i prossimi 1800 anni: con un milione di di tonnellate si ottengono 395 milioni di batterie.
Ma il vero Eldorado del litio è il Sudamerica: Cile, Argentina e Bolivia. Enormi distese salate degli altipiani di Acatama, Hombre Muerto, Rincon, Olaroz, e la salina boliviana di Uyuni, 9 milioni di tonnellate di litio secondo gli americani, 18 milioni per il governo di Evo Morales. Le amministrazioni sudamericane stanno cercando di trasformare questa ricchezza naturale in benessere e lavoro per le popolazioni locali. In Bolivia già da tempo ci si azzarda a parlare del “socialismo minerario”, di ripartizione degli utili da parte di un’impresa sociale pubblica. Ma la nazionalizzazione del litio, che pure è avvenuta per decisione dello stesso presidente Morales, non consente comunque allo Stato di acquistare le tecnologie necessarie per l’estrazione del minerale. A mancare sono le risorse finanziarie.
Ed ecco che entrano in gioco, come sempre, gli investitori stranieri. A contendersi i diritti di sfruttamento delle saline delle Ande sono grandi compagnie minerarie, case automobilistiche e colossi della tecnologia, che spesso si coalizzano tra di loro. Sono arrivati in Sudamerica i giapponesi con Toyota, l’alleanza Mitsubishi-Sumimoto-Japan Oil, il duo Nissan-Nec. E ancora i cinesi, i coreani con Lg Chem e Kores, gli australiani con Orocobre, i canadesi con Magma. Ma stanno investendo nell’oro bianco anche i russi di Gazprom e l’alleanza Volkswagen-Sony.
Il business del litio fa gola persino a singoli imprenditori: il finanziere bretone Vincent Bollorè, partner nella “blue car” di Pininfarina, è pronto ad investire 1,2 miliardi di dollari in Bolivia, e ha siglato in Argentina un contratto d’esplorazione milionario con la locale Minera Santa Rita.
La corsa al prezioso minerale è solo cominciata: sono in ballo, infatti, numerosi progetti di ricerca per quasi un miliardo di dollari.



Sorry, the comment form is closed at this time.