Schiave del potere, una mappa dello sfruttamento sessuale tra politica e mafie
16/11/2010 Nessun commento
La tratta di esseri umani e di schiave del sesso non ha confini. Dalla civilissima Europa alla Cambogia, passando per Israele, la mappa dello sfruttamento delle donne ha i contorni della mondialità. Funzionari corrotti, politici vogliosi e un meccanismo ben oliato di organizzazioni criminali, il mercato della prostituzione muove ingenti somme di denaro.
A realizzare una panoramica della tratta di persone è il libro “Schiave del potere”, della giornalista messicana Lydia Cacho (edito da Fandango) che dopo un lavoro di anni ha messo insieme una serie di flash da diversi Paesi del mondo.
In Palestina, ad esempio, due bambine di 13 e 14 anni, stuprate da due diciassettenni ai quali erano state venduta per 1300 euro, come riparazione sono state costrette “per legge” a sposare i loro “acquirenti”. Tra gli Stati particolarmente attivi sul fronte del mercato di esseri umani, c’è la Turchia: «Da almeno vent’anni – racconta un poliziotto all’autrice del libro – il traffico di donne che oggi chiamano “tratta” è stato un ottimo affare per le mafie russe e albanesi che operano in Macedonia e intrattengono relazioni commerciali con le mafie turche». Poi ci sono le confessioni delle ragazze costrette a prostituirsi, private dei documenti e di ogni libertà: «L’oppio – racconta una di loro alla Cacho – mi permetteva di volare, di non sentire, di non stare lì, di non essere me stessa». Gli schiavisti, si legge, «una volta al mese praticano iniezioni di antibiotici alle prostitute per proteggere i clienti che, in generale, rifiutano di usare il preservativo. Un’ abitudine che genera terribili problemi di salute alle donne poiché le rende refrattarie ai medicinali più efficaci». E il caso della Turchia è emblematico. Tra bordelli “di Stato” e case del sesso clandestine, il Paese è uno degli snodi principali del traffico di donne nel mondo: dall’Europa all’Asia e viceversa.
Altro Paese dove a finire nelle mani degli schiavisti è il cosiddetto “sesso debole” – in particolare le bianche – è il Giappone. Qui la potente criminalità organizzata nota come “Yakuza”, prende di mira le occidentali, considerate merce pregiata. La testimonianza riportata dalla Cacho è agghiacciante. La storia è quella di una giovane americana rapita e costretta a diventare la schiava del sesso: «Presto fecero la loro comparsa alcuni yakza nudi, coperti solo da un asciugamano legato in vita. I loro corpi erano tatuati da capo a piedi. Seduta sul divano, la paura mi invase e sentii il terrore impadronirsi di me […] di colpo, con uno scatto, mi alzai e mi slanciai verso la porta. Prima ancora di rendermene conto tre yakuza mi afferrarono: uno mi sbatté la testa contro il muro e sentii il crac del mio cranio. Non ressi più e svenni. […] Le mie grida somigliavano a sussurri per via del panico, dello sfinimento e della droga».
La realtà svelata dalla giornalista messicana non fa sconti: non si può sminuire il fenomeno, relegarlo in una realtà altra da sé. Ogni riga di questo reportage obbliga il lettore a considerare il livello successivo della società, quello infernale, nascosto dall’apparenza di un mondo meccanico e perfettamente oliato.



Sorry, the comment form is closed at this time.