Buchi neri artificiali: la scoperta di un’equipe cinese per i pannelli fotovoltaici
17/11/2010 Nessun commento
Un corpo celeste estremamente denso in grado di attirare dentro di sé persino la luce. E’ questa la definizione scientifica dei buchi neri nella teoria della relatività elaborata da Albert Einstein nel lontano 1917. L’uomo, dopo aver scoperto le loro tracce nell’universo attraverso telescopi a raggi X, si appresta a creare in laboratorio dei buchi neri artificiali con l’utilizzo di nuovi materiali. All’orizzonte, nel prossimo futuro, ci sarebbero delle applicazioni nel campo dei pannelli solari fotovoltaici.
E’ questo il progetto presentato da un’equipe di ricercatori cinesi della prestigiosa Soochow University e pubblicato sulla rivista Journal Of Applied Physics. Gli esperimenti prenderanno il via nelle prossime settimane con l’utilizzo di cinque tipi di materiali compositi isotropici, cioè stratificati in modo tale che le loro caratteristiche magnetiche catturino le onde elettromagnetiche impedendo loro di sfuggire all’esterno, analogamente ad un buco nero che impedisce alla luce di scappare. In questo caso, le onde trattenute sarebbero microonde, con una lunghezza compresa tra le gamme superiori delle onde radio e la radiazione infrarossa.
I meta-materiali che verranno utilizzati nell’esperimento sono progettati per avere inusuali proprietà sovrannaturali. Sono stati anche adoperati in studi su tessuti invisibili e superlenti a rifrazione negativa.
Il gruppo di scienziati suggerisce che lo stesso metodo potrebbe essere adottato alle alte frequenze, anche quelle della luce visibile. Ciò che l’equipe cinese proverà a replicare sarà la caratteristica dei buchi neri di essere corpi talmente “neri”, cioè in grado di assorbire tutta la radiazione (i fotoni solari), senza lasciarsi sfuggire nulla. Un corpo siffatto sarebbe così nero da non rimandare alcun fotone verso la retina umana o uno strumento che vorrebbe osservarlo.
“Lo sviluppo di buchi neri artificiali – ha detto Chen, a capo dell’equipe – potrebbe permetterci di misurare come la luce incidente venga assorbita quando passa attraverso di essi. Essi potranno essere usati – ha precisato – per aumentare, ad esempio, il rendimento nelle celle dei pannelli solari fotovoltaici”.
E mentre si pensa a nuovi possibili utilizzi dei buchi neri artificiali, è stato scoperto il corpo celeste ad elevata densità più vicino alla terra. Situato a circa 50 milioni di anni luce, il frutto della supernova SN 1979C, nella galassia M100, ha “solamente” 30 anni di vita. Il giovane buco nero è stato scovato da alcuni studiosi americani attraverso il telescopio spaziale a raggi X Chandra.
I dati in arrivo dallo strumento di rilevazione, dal satellite dell’Esa XMM-Newton e dall’osservatorio tedesco RosaT, hanno rivelato una luminosa sorgente di raggi X che è rimasta tale dal 1995 al 2007. Ciò ha suggerito ai ricercatori che l’oggetto è un buco nero che sta risucchiando il materiale residuo dell’esplosione della supernova e magari parte della materia di una sua stella compagna.
I buchi neri, in passato, sono stati al centro di diversi studi per far luce sulla loro natura e composizione. I corpi celesti in grado di risucchiare la luce solare, sarebbero all’origine anche di alcuni raggi cosmici che colpiscono periodicamente la terra. A scoprirlo sono stati alcuni ricercatori argentini. Comportandosi come potentissimi acceleratori, i buchi neri rilascerebbero lungo la via Lattea delle scariche energetiche che arrivano sul nostro pianeta con una potenza elevatissima. Circa 10 volte superiore al più sofisticato apparecchio terrestre.
Le particelle che raggiungono il nostro pianeta, però, essendo molto piccole non sprigionerebbero la loro effettiva potenza, anche se per la velocità d’impatto la sua risonanza potrebbe essere avvertita anche in una zona di 40 km quadrati. Questa scoperta consentirà di capire le potenzialità distruttive e catastrofiche dei buchi neri.



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