Quando i marmisti di Carrara salvarono il tempio egizio

di Arianna Pescini


22/11/2010 Nessun commento

Arriva dal cuore delle Alpi Apuane una storia fantastica di uomini e tecnologia. Sono passati esattamente 50 anni dall’appello lanciato dall’Unesco per salvare i templi di Abu Simbel, minacciati dalle acque del Nilo in seguito alla costruzione della gigantesca diga di Assuan.

Siamo nel 1960, e tutto il mondo si mobilita per trovare una soluzione. Ma in pochi sanno che il progetto scelto dall’Unesco e dal governo egiziano è stato frutto dell’ingegnosità di quattro cittadini di Carrara (Massa Carrara): un ingegnere, uno scultore, il sindaco dell’epoca e un famoso fotografo locale.

Per evitare infatti che i famosi templi della Valle dei Re potessero finire in balìa delle acque, i quattro toscani, coadiuvati da 150 tecnici di tutto il mondo, hanno pensato di spostare letteralmente le gigantesche statue del faraone Ramses II 65 metri più in alto rispetto alla posizione originale. E per farlo, è stata utilizzata la tecnica di tagliare trasversalmente i monumenti con il filo elicoidale, generalmente usato nell’estrazione del marmo. In totale, oltre 4mila blocchi di svariate tonnellate, riassemblati dai circa 2mila operai locali con una speciale resina.

Un’impresa titanica, che ha richiesto complessivamente 5 anni di lavoro (dal 1963 al 1968). A documentarla, prestigiosi reporter e fotografi di fama mondiale come Georg Gerster, che ha immortalato il salvataggio per il National Geographic. Abu Simbel è uno dei siti archeologici più conosciuti al mondo, tanto da essere diventato nel 1979 Patrimonio Mondiale dell’Umanità. I templi che lo compongono furono voluti dal faraone Ramses II nel XIII secolo A.C. Quello più grande, scavato nella montagna lungo le rive del Nilo, ha una facciata alta 33 metri e larga 38, con le quattro statue raffiguranti il faraone alte 20 metri. Grazie all’orientamento del tempio, due volte all’anno il primo raggio del sole illumina il volto di Ramses II: il 22 febbraio, giorno della sua nascita, ed il 22 ottobre, giorno della sua incoronazione.

Il fascino di Abu Simbel è rimasto intatto sia per i turisti sia per la popolazione egiziana, che 50 anni fa ha ringraziato le maestranze carraresi con il riconoscimento locale di “immortali”. Ancora oggi una targa, a nome dell’Egitto e dell’Unesco, ricorda i tecnici apuani per l’aiuto fornito al salvataggio di uno dei simboli del mondo antico.

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