“Un altro mondo”: Muccino junior torna alla regia e commuove

di Arianna Pescini


04/01/2011 Nessun commento

“Che hai Charlie, perché non dormi?”- “Lo sai Andrea, forse ci assomigliamo un po’ qui, vicino agli occhi”. E parte un abbraccio pieno di lacrime. La seconda prova alla regia di Silvio Muccino racconta il rapporto inusuale tra due fratelli che si conoscono dopo la morte del padre e si trovano a vivere insieme, sconvolgendo le rispettive esistenze.

Ricco e annoiato Andrea (interpretato dallo stesso Muccino), ventottenne romano cresciuto senza gli affetti più importanti (padre sparito e madre fredda ed incapace di amare), povero ma ricco di fantasia il keniano Charlie, di otto anni, nato da madre africana. Prima di morire, il padre di Andrea scrive una lettera al figlio e lo prega di andare in Kenia. Là il ragazzo conosce Charlie. Rimasto senza genitori, il piccolo arriva a Roma con il fratello e tenta il difficile inserimento in una realtà completamente diversa da quella in cui è nato.

Sebbene il film non tratti in profondità temi come il confronto tra due culture e la stridente differenza tra la metropoli occidentale e la miseria dei sobborghi di Nairobi, la storia procede con grazia, tra paesaggi assolati e suoni tribali, e si trasferisce presto, forse con eccessiva rapidità, nella casa dove Andrea vive con Livia, ragazza anch’essa alle prese con tormenti familiari e vita disordinata, tra alcol e bulimia.

Bella la regia, curata con l’utilizzo della macchina a mano. Finemente tracciato il personaggio di Charlie, un bambino che, a differenza di quelle pellicole in cui i ragazzini appaiono quasi dei mini – uomini, si mostra finalmente nella tenerezza di un’infanzia traumatizzata realistica, fatta di incubi notturni, pianti disperati e concreta paura dell’abbandono; ma nel film trovano posto anche i sorrisi disarmanti e le storie strampalate del piccolo, che aiuta piano piano Andrea ad aprirsi all’amore verso di lui e al superamento dei dolori del passato.

Ritagliando sempre per sé personaggi angosciati e insoddisfatti, Muccino prova ad indagare l’inquietudine dei giovani e le difficoltà dei rapporti umani, portando lo spettatore (sebbene spesso il quadro appaia quasi caricato) a riflettere e a condividere le problematiche dei protagonisti.

“Un altro mondo” è tratto dall’omonimo libro di Carla Vangelista, che con Muccino ha già scritto il soggetto e la sceneggiatura di “Parlami d’amore”.

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